In breve

La forcola è un remo in noce intagliato, unico nella voga veneziana, che sostiene il remo in più posizioni diverse così che un solo vogatore possa spingere, sterzare e frenare la barca stando in piedi. Ogni forcola è scolpita su misura per l'altezza, la vogata e il tipo di imbarcazione di un vogatore specifico. Oggi restano attive a Venezia meno di sei botteghe di forcole a tempo pieno, concentrate soprattutto intorno a San Trovaso e Dorsoduro.

In sintesi

Materiale
Noce, talvolta ciliegio o pero
Dove si producono
Un piccolo numero di botteghe a Dorsoduro e San Polo
Tempo di lavorazione
Circa 40–80 ore di lavoro manuale, a seconda della complessità
Personalizzazione
Realizzata su misura per altezza, vogata e tipo di barca del singolo vogatore
Mestieri correlati
Remèri (costruttori di remi) e squeraroli (costruttori di gondole)
Ultimo aggiornamento
Luglio 2026

Un oggetto plasmato da un corpo, non da uno stampo

Osservata di sfuggita, una forcola può sembrare un elemento decorativo — un pezzo scultoreo di noce scura dalla sagoma sinuosa e insolita, a volte esposto come oggetto a sé anziché montato su una barca. Questa lettura manca completamente il punto. Ogni curva di una forcola è funzionale. Il pezzo offre tipicamente diverse posizioni di voga distinte — per la crociera, per una vogata forte in avanti, per fare marcia indietro, per virare — e il gondoliere sposta il remo tra queste posizioni nel corso di una singola vogata, senza mai sollevarlo dall'incastro. Non esistono due forcole davvero identiche, perché non esistono due vogatori davvero identici: chi la realizza misura l'altezza, la lunghezza delle braccia e lo stile di voga del cliente, oltre al tipo di imbarcazione — gondola, sandolo, mascareta, topo — prima ancora di tagliare qualsiasi cosa, e persino la venatura del legno viene scelta e orientata in base alle sollecitazioni che il pezzo dovrà sopportare durante l'uso.

Vale la pena dirlo chiaramente, perché per i visitatori è facile incontrare le forcole solo come miniature da negozio di souvenir, scollegate dal loro scopo funzionale. Una forcola vera, a grandezza naturale e funzionante, è più vicina a un pezzo di equipaggiamento ortopedico su misura che a un intaglio decorativo: esiste per adattarsi al corpo di una singola persona impegnata in un compito fisico gravoso, ripetuto per ore, per anni.

La bottega, nella pratica

Il mestiere si chiama propriamente quello del remèr, l'artigiano che realizza remi e forcole, storicamente un'arte distinta da quella degli squeraroli che costruiscono le barche stesse, anche se i due mestieri hanno sempre lavorato a stretto contatto. La bottega di un remèr oggi è una piccola stanza coperta di trucioli di legno, spesso nascosta in una calle silenziosa piuttosto che su un percorso turistico affacciato sul canale, con blocchi di noce grezza in attesa accanto a forcole a metà lavorazione fissate al banco. Il lavoro procede soprattutto a occhio e con utensili manuali — sgorbia, raspa, pialletto — piuttosto che a macchina, perché la finitura definitiva dipende da continui piccoli aggiustamenti verificati sulla postura reale del vogatore, qualcosa che nessuno stampo fisso può prevedere del tutto. Un artigiano esperto può sbozzare la forma di base relativamente in fretta, ma dedica la maggior parte del tempo alle curve fini in cui il remo trova davvero appoggio, perché una frazione di centimetro nel punto sbagliato cambia il modo in cui si sente la vogata.

Le botteghe che oggi continuano questo mestiere combinano tipicamente commissioni su misura per gondolieri in attività e proprietari privati di imbarcazioni con pezzi decorativi più piccoli venduti ai visitatori — una realtà commerciale che mantiene sostenibile un mestiere genuinamente difficile, anche se una forcola da esposizione e una da lavoro sono oggetti diversi, realizzati con priorità diverse. Chi desidera un pezzo autentico e funzionale, e non un semplice oggetto decorativo, deve generalmente commissionarlo direttamente e mettere in conto un'attesa; non è un mestiere che opera con tempi di consegna da negozio al dettaglio.

Perché sono rimasti così pochi artigiani

Il numero di veneziani che vivono principalmente della produzione di forcole è diminuito per ragioni simili a quelle di altri mestieri lagunari: un lungo apprendistato con un reddito iniziale modesto, una base sempre più ristretta di gondolieri e proprietari di barche che hanno bisogno di pezzi su misura man mano che la popolazione residente proprietaria di imbarcazioni si riduce, e la concorrenza di riproduzioni più economiche e non personalizzate, pensate per i turisti piuttosto che per i vogatori. Gli enti artigiani locali, tra cui Confartigianato Venezia, hanno segnalato che i mestieri tradizionali della cantieristica navale rischiano concretamente di scomparire entro una generazione se il ritmo attuale di abbandono continuerà, dato che formare un nuovo artigiano fino alla piena competenza richiede in genere anni sotto la guida di un maestro già affermato, e le posizioni disponibili per un giovane che voglia imparare sono di conseguenza poche.

Cosa mantiene vivo il mestiere

Ciò che ha impedito al mestiere di scomparire del tutto è una combinazione di spinte istituzionali e di mercato: i circoli remieri della città e le associazioni di voga alla veneta, che formano centinaia di veneziani, adulti e bambini, alla voga tradizionale in piedi, generando così una domanda costante di attrezzature correttamente montate; un mercato lento ma reale di collezionisti ed estimatori di design a livello internazionale, che apprezzano le forcole come oggetti scultorei a sé stanti, e che ha contribuito, in modo un po' inatteso, a sostenere il reddito degli artigiani; e la popolazione ancora presente, benché ridotta, di gondolieri professionisti che hanno bisogno di sostituire o riparare pezzi funzionanti.

Nulla di tutto questo garantisce la sopravvivenza del mestiere nella sua forma tradizionale completa. Ma significa che, per ora, è ancora possibile entrare in una piccola bottega a Dorsoduro o a San Polo e guardare qualcuno che dà forma a un pezzo di noce fino a farne un oggetto che, un giorno, deciderà esattamente come il corpo di un'altra persona muoverà una barca sull'acqua, per anni a venire.

Fonti

  1. Confartigianato Venezia — dati sui mestieri artigianali tradizionali e sull'apprendistato
  2. Fondazione Musei Civici di Venezia — Museo Storico Navale, collezioni sulla cantieristica veneziana
  3. Comune di Venezia — registro della voga alla veneta e dei circoli remieri tradizionali

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